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Emozioni da vendere

Emozioni da vendere

Emozioni da vendere

Gli obiettivi della retorica di Quintiliano quali docere, movere e delectare coincidono esattamente con quelli che sono i presupposti di una pubblicità efficace: fornire informazioni, suscitare un’emozione ed attirare l’interesse del pubblico.


Nell’era del consumatore informato è ormai diventato indispensabile per le aziende creare un appeal emozionale, dando vita ad un tipo di pubblicità sviluppate più che per mostrare il prodotto, verso l’evocazione di emozioni in cui l’utente riesca a riconoscersi.
Il brand è comunque presente ma si adatta perfettamente alla storia senza essere invasivo, dato che per ogni categoria di prodotto esiste una vasta scelta di aziende che lo producono, diventa importante il rapporto che lo spettatore stabilisce con il brand e con i valori e le emozioni che gli comunica, così da deciderne il successo.

“A volte per comunicare davvero, la tecnologia non è tutto.”
E’ su questo concetto che si è fondata la recente campagna istituzionale di Wind, pubblicata solo online e nei canali social, come massima espressione di questa nuova tendenza pubblicitaria.
Lo spot si appella ai bisogni psicologici e sociali dello spettatore, ma per una comunicazione efficace è necessario un contesto emozionale coerente, è fondamentale infatti uno storytelling perfetto in cui i personaggi siano plausibili trasmettendo un senso di identificazione.
La trama deve avere un crescendo di tensione, a partire da un imprevisto, sino alla soluzione sorprendente.
La musica possiede la capacità di trasferire un significato e di aumentarne addirittura l’interesse; ma anche il silenzio, usato abilmente, riesce a suscitare emozioni più forti come ansia, tensione ma anche pace e serenità.

Il marketing emozionale fa quindi leva sulle emozioni come “interruttori” del comportamento dei consumatori e ne incrementa inoltre la brand imaging delle imprese che scelgono di affrontare questa strada.

In un altro spot realizzato da Dove, che divenne presto virale, il prodotto è messo in secondo piano, trasmettendo i valori e le convinzioni di cui l’azienda si fa portavoce, promuovendo un mondo in cui le donne imparino ad amarsi di più e quindi a trarre fiducia e sicurezza dal proprio aspetto fisico.

Questa tecnica di mercato fu teorizzata già nel 1999 da B. H. Schmitt, chiamato “marketing esperienziale” in quanto basato sull’esperienza del consumo piuttosto che sul prodotto in sé; individuò cinque diversi tipi di esperienza chiamati Strategic Experiential Modules quali: sense experiences, ovvero esperienze che coinvolgono la percezione sensoriale, feel experiences, ovvero esperienze che coinvolgono i sentimenti e le emozioni, think experiences, ovvero esperienze creative e cognitive, act experiences, ovvero esperienze che coinvolgono la fisicità e relate experiences, ovvero esperienze risultanti dal porsi in relazione con un gruppo.

Un’azienda può quindi ricostruire per i consumatori queste esperienze attraverso tutti gli strumenti che parlano del proprio brand, dal sito internet fino agli spot pubblicitari.
Questo insieme di mezzi di comunicazione permette di far credere che ciò che scegliamo sia frutto di scelte razionali quando invece vengono dettate da emozioni ancestrali che ci hanno spinto a farle.

Una pubblicità che mira a colpire le emozioni di una persona, è certamente vincente perché dalle emozioni non possiamo essere immuni.

Altri esempi:
Apple
Jeep

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