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Apple: la felicità prima di tutto

Apple: la felicità prima di tutto

Apple: la felicità prima di tutto

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Sono passati ormai diversi giorni da uno dei più discussi coming out avvenuti fra gli uomini di successo, in passato anche l’amministratore delegato Glen Senk di Urban Outfitters e Sir John Browne ex CEO dell’azienda petrolifera British Petroleum hanno fatto coming out; quest’ultimo costretto a dimettersi per lo scandalo che si creò a causa di un articolo della rivista “The Mail” sulla propria omosessualità, ha di recente pubblicato il libro “The Glass Closet: Why Coming Out Is Good Business” in cui sprona uomini e donne d’affari ad uscire allo scoperto perchè “People are happier, more productive, and make more money for their company when they can be themselves.
(Le persone sono più felici, più produttive e quindi guadagnano più soldi per la propria azienda quando possono essere se stesse.)

Anche se gli altri sono stati fra i primi per Tim Cook è diverso, è l’amministratore delegato della più grande società per valore di mercato in America, ed è importante perché i primi sono importanti; con la propria notorietà hanno la possibilità di lanciare messaggi forti, non a caso dopo l’annuncio la ripresa di Apple in Wall Street è stato un segno incoraggiante per il movimento LGBT.
Secondo una recente ricerca di Human Rights Campaign, oltre metà dei lavoratori nasconde il proprio orientamento sessuale durante l’orario di lavoro.
Tim Cook ha menzionato questo stesso studio suggerendo che è stata parte della ragione per cui ha rotto il suo silenzio, dichiarando:
“Ho avuto la fortuna di lavorare in una società che ama la creatività e l’innovazione e sa che può fiorire solo quando si abbracciano le differenze delle persone. Non tutti sono così fortunati”.
Ha inoltre ammesso che la scelta non è stata facile ma che ha deciso di intraprenderla, barattando la sua privacy, perchè se anche solo una persona al mondo si fosse ispirata a lui per fare coming out ne sarebbe valsa la pena.
È possibile leggersi tutto l’articolo originale.

Tra i tanti messaggi di supporto e di congratulazioni per la scelta di Tim, fra cui quelli dei suoi collaboratori Phil Schiller ed Eddy Cue, non è passato inosservato il post di Mark Zuckerberg, CEO di Facebook:
“Grazie Tim per mostrare che cosa significa essere un vero, coraggioso e autentico leader”

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Smetterla di nascondersi fa davvero bene agli affari?
Per Tim Cook sicuramente sì, dato che con un solo passo ha così lasciato l’ingombrante ombra di Steve Jobs diventando anch’egli stesso un’icona.
Ciò che stupisce è quanto le aziende nostrane non si siano accorte che spesso la diversità è un elemento ineliminabile del mercato globale, come successe qualche tempo fa quando Guido Barilla, presidente dell’azienda omonima, dichiarò “Mai uno spot con i gay”.
Questa affermazione gli costò una serie di rivolte sotto la bandiera dell’hashtag #boicottabarilla.

Il problema probabilmente sta nei manager delle imprese che non alzano lo sguardo verso il futuro, non capendo che la fine del decadimento e l’inizio di una nuova società più tollerabile per tutti parte proprio da loro.
Con la visibilità che hanno, possono diventare dei veri e propri role model.

Nel corso degli anni Apple si è sempre schierata dalla parte delle comunità LGBT, partecipando anche al “San Francisco Pride” con lo slogan: Apple – Inclusion inspires innovation

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